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La carie: leggenda e storia

La legenda del verme della carie

Uno dei primi accenni alle malattie dentarie risale a circa 4000 anni fa in una tavoletta babilonese dove si espone la più antica teoria per spiegare l’origine della carie: un verme, stanco di vivere nel fango, supplicò gli dei di farlo vivere nel dente dell’uomo, dove abbondano i residui di cibo. Ottenuto il permesso divino, il verme cominciò a scavare stradine e caverne, dando vita a quella che oggi chiamiamo carie. Questa credenza del verme roditore di denti ebbe molta fortuna nelle antiche civiltà, tanto che possiamo ritrovarla un po’ ovunque.

Chi curava le carie e come?

La pratica della medicina era affidata a maghi-sacerdoti, che basavano il loro intervento sulla forza di incantesimi e rituali, capaci di scacciare i demoni presenti nel malato. La terapia prevedeva anche l’uso di veri e propri farmaci, di cui ci restano alcune ricette, preparati con piante medicinali, sostanze minerali e parti animali. In India la carie era curata con una sottile sonda incandescente, in quanto si credeva di bruciare il “verme del dente”, e veniva utilizzata la cera per otturare la cavità. Nella antica Roma era invece diffuso l’utilizzo di collutori a base di pepe e oppio. Nel 2012 sono stati ritrovati i resti dell’Uomo di Lonche risalenti a circa 6.500 anni fa. È stata sufficiente una sola porzione di mandibola, per scoprire che un dente dell’Uomo di Lonche era stato curato utilizzando cera d’api.

Ma che cos’è davvero la carie? Come si cura?

 

La carie è una malattia infettiva che colpisce circa l’80% della popolazione. Quando mangiamo determinati alimenti i batteri presenti sui denti, sotto forma di placca, iniziano a produrre degli acidi capaci di danneggiare i tessuti duri del dente formando così la carie. I solchi e le fossette dei molari e dei premolari sono le zone dove la placca batterica si accumula e residua più facilmente determinando l’inizio della carie che, se non adeguatamente trattata, comporta l’interessamento progressivo degli strati dentari più profondi fino a raggiungere la polpa (il nervo) del dente.

Il trattamento più comune per le carie che non raggiungono la polpa è l’otturazione; una volta rimosso il tessuto cariato con strumenti meccanici e/o manuali si procede con il sigillo della cavità. Il materiale di elezione per le otturazioni è il composito, di colore uguale a quello dei denti, che viene modellato nella cavità e fatto indurire.

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